Storia delle Decennali

A Sabbio nessuna manifestazione riveste il significato e l'importanza delle 'feste decennali', solennità di interesse collettivo, motivate da una ricorrenza religiosa, ma dove l'apparato ornamentale è parte integrante della partecipazione stessa.
Pur nella complessità dei vari significati, la ricorrenza non risalta l'aspetto festereccio o folkloristico, ma recupera puntualmente messaggi di fede e di sana credenza popolare.
L'apparizione della Vergine avvenuta nel secolo XVIII, non rappresenta l'aspetto naturale e centrale della ricorrenza, ma soltanto un preciso punto di riferimento. L'uomo di oggi, con profonda o scarsa convinzione, ritorna ad essere quello di due secoli fa, forse soltanto in apparenza, ma comunque testimone e continuatore di un voto espresso dalla nostra gente in un'epoca, quando la sopravvivenza stessa rappresentava uno sforzo fisico e mentale non indifferenti.
Si dice sia popolare tutto ciò che il popolo fa suo, nelle forme da lui via via accettate; forme più o meno popolari rimangono a lungo nella tradizione, ma ciascuna ha diritto di entrare nella storia della gente comune. Il legame che unisce fatti folkloristici, letteratura orale e tradizioni oggettive come un tutto indiscindibile, è visibile in ogni aspetto della vita pratica della popolazione. La tradizione popolare può definirsi la manifestazione di una forza spirituale delle collettività umane, la quale crea, conserva e tramanda quelle forme di vita pratica, etica ed estetica che sono a loro necessarie e congeniali, mentre rinnova o elimina via via quelle che sono morte e superate. La forza della tradizione è così importante che in essa i popoli riconoscono la loro origine; ma all'origine vi è sempre qualcosa di misterioso o sacro che, una volta conquistato dalla collettività, diventa patrimonio comune che deve corrispondere alla mentalità e ai bisogni pratici e spirituali della massa. "L'eliminazione delle forme che non corrispondono più ai bisogni e ai gusti della folla, poiché se nella tradizione l'aspetto conservativo è il più appariscente, sarebbe però errore considerarla come qualche cosa di statico, come una materia inerte; non meno che il linguaggio la tradizione muta insensibilmente, ma di continuo, le sue espressioni e poiché la lenta trasformazione avviene coi ritmi e i modi delle cose naturali, quasi non ci se ne avvede; né è a credere che essa si spenga o si esaurisca: essa, soltanto, si evolve, e si adatta ai tempi".
Al piano superiore della Rocca, l'altare della chiesa è dedicato alla 'Madonna dei osèi', più propriamente chiamata 'Madòna del frassino'. Nel secolo XVIII correvano a Sabbio voci, divenute poi leggenda, di una strana e straordinaria apparizione della Madonna; voci che rivestivano un significato magico e divino e dalle quali affiorava un preciso spirito di campanilismo. Secondo queste voci, tramandate fino a noi dagli anziani, il dipinto custodito nella nicchia dell'altare sarebbe apparso miracolosamente nei pressi di Odolo.
La fredda, ostile indifferenza di quella gente, avrebbe fatto sì che la Madonna si portasse a Sabbio, fermandosi sul frassino piantato alla sommità del costone roccioso della Rocca. Gli abitanti di Odolo, forse pentiti o indispettiti, scesero a Sabbio a rivendicarne la proprietà e con una processione la riportarono nella loro terra: ma, nuovo miracolo, l'immagine all'indomani veniva ritrovata sul frassino della Rocca. Per fare seguito a questa apparizione, la gente di Sabbio istituì feste solenni, trasportando il simulacro (dipinto o statua) dalla Rocca alla Parrocchia; festività note col nome di 'Decennali' celebrate nei mesi di Settembre e Ottobre.
Le origini di tali festività vanno forse ricercate nel lontano 1645 quando dalla rocca o castello si 'levò la Madonna di Rocca per devozione'. Un'epigrafe compilata nel 1882 fa sapere che nel 1782, nel mese di Aprile "la popolazione di Sabbio, fra i gemiti ed il pianto, per ispaventosa mortalità, istituiva, in onore di Maria Santissima, consolatrice degli afflitti, una divota triduana funzione, da doversi decennalmente rinnovare, col trasporto del di lei simulacro dalla chiesa della Rocca alla Parrocchiale". Questa testimonianza si rifaceva ad un'altra simile più antica mai ritrovata. Oltre a questo non si trovano carte con annotazioni che accennino a tale voto o che ricordino le triduane feste degli anni successivi fino al 1832.
Una nota brevissima fa cenno all'anno 1842. Dal 1872 in poi sono ricordate da cronistorie o rendiconti. Nel 1872 (20-27 Ottobre), parroco don Filippo Cantoni, le decennali si svolsero in un paese pieno di archi, costruiti alle imboccature delle strade. Una nota descrive i luoghi dove vennero eretti: al ponte del Chiese, all'imboccatura del Vrenda, al Mulino, all'ingresso del Riello, al ponte del Vrenda, alla scalinata della Rocca, all'imboccatura del Crociale, alla Santella, alla discesa delle Carere, un doppio arco al Masso, alla Parrocchia e alla svolta della Parrocchia. La sera del 19 ottobre dopo il suono dell'Ave Maria, nel piazzale della chiesa si spararono quasi settanta mortaretti. Sempre nel 1872 (13 Ottobre), nella piazza della Rocca si tenne l'asta degli oggetti che erano stati regalati al comi- tato per le festività della Madonna dall'anno 1852 in poi. Il ricavato venne impiegato per acquistare un manto per la statua della Vergine. In occasione delle feste dell'anno 1882 (15-17 Ottobre), la chiesa parrocchiale e la Rocca vennero addobbate da Pietro Scalmana e Giorgio Girelli di Barghe; costo del lavoro, lire cinquecento: duecento entro il luglio 1882, le rimanenti a funzioni ultimate. Tali spese erano di competenza dell'Ufficio della Reggenza il cui compito era di provvedere i mezzi per sopperire alle spese della funzione decennale, di amministrarli, di disporre quanto necessario per il maggior ordine e decoro r di rendere conto della gestione all'assemblea dei capifamiglia.
L'Ufficio della Reggenza era composto da cinque membri eletti; in assenza anche di un solo membro eletto, si doveva provvedere a sostituirlo. Il nuovo membro durava in carica dieci anni. Tuttavia i membri con le mansioni più importanti erano solo tre: il Presidente, il Segretario ed il Cassiere, mentre il Sindaco ed il Parroco avevano solo la funzione di membri onorari.
Le decennali del 1892 furono celebrate dal 16 al 18 Ottobre; lungo le vie si notarono i soliti archi. Nel 1902 il parroco don Celso Rossi le fece iniziare il 19 Ottobre. Presidente del comitato era Andrea Belli, segretario il dott: Rimedio. Nel 1922 le feste vennero anticipate di un mese (10-12 Settembre). Dieci anni dopo (11-13 Settembre) presenziava alla festa Mons. Toccabelli, vescovo di Alatri; predicatore era don Bondini, arciprete di Borgo S.Giacomo. Per l'occasione la chiesa era stata decorata (in parte) da Vittorio Trainini. Secondo le cronache del tempo queste decennali furono veramente straordinarie. La guerra in corso fece saltare quelle del 1942; due anni dopo il parroco don Galotti consigliato dal vescovo Mons. Giacinto Tredici, fece stipulare ai capifamiglia un voto: se il paese fosse stato risparmiato dai disastri della guerra, la popolazione prometteva alla Vergine, di organizzare una festa solenne.
Infatti nei giorni 21-23 Ottobre 1945 Sabbio mantenne fede alla promessa. Il paese venne ripulito dalle presenze ingombranti depositate lungo le strade dalla guerra. Ma la pioggia il 23 Ottobre impediva il ritorno della statua della Madonna alla Rocca; don Franco Pizzoni, nuovo parroco di Sabbio la trattenne in Parrocchia, esposta ai fedeli una settimana in più. Nel 1952 (7-9 Settembre) alla festa parteciparono illustri prelati: Mons. Guglielmo Bosetti, vescovo ausiliare, Mons. Almici e Mons. Luigi Corti. Don Giacomo Zerneri racconta: "Nel pomeriggio di martedì, si è avuta l'apoteosi finale delle decennali: il ritorno in processione del simulacro della Vergine SS., al suo trono di gloria, lassù nel santuario della Rocca. Ogni spiazzo, lungo le vie principali della borgata, per dove doveva passare la processione, era come un tempio magnifico: ai balconi, drappi serici, fiori sgargianti, luce scintillante; sulla strada, gioia di festoni floreali, di archi trionfali, mirabili nello slancio e nell'intreccio, alcuni addirittura imponenti per l'arte architettonica con cui erano stati disegnati e costruiti". La Schola Cantorum di Sabbio diretta dal maestro Pietro Pelizzari accompagnò le funzioni con musica adeguata al programma. Don Lino Baruzzi aveva decorato l'interno della Parrocchiale, Caterina Scalvini con l'aiuto della "Schina" per la filatura dei bozzoli, aveva tessuto il velo della Madonna.
Lo aveva promesso alla Vergine se avesse fatto ritornare dalla guerra i suoi parenti. Quelle del 1962 e del 1972, del 1982 e 1992 appartengono ai ricordi recenti; ognuno di noi ha contribuito alla realizzazione di un'arco, un'insegna, una decorazione.
Le nostre madri e le nonne hanno tutte pazientemente costruito fiori di carta e festoni: ogni gesto ed ogni pensiero era rivolto a Lei che, dall'alto del suo trono, proteggeva la loro e la nostra vita.